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<channel><title><![CDATA[ARPATERAPIA.ORG - Blog]]></title><link><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog]]></link><description><![CDATA[Blog]]></description><pubDate>Mon, 25 May 2026 16:56:27 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Arpa & Penna: workshop di scrittura espressiva al suono dell'arpa]]></title><link><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/arpa-penna-workshop-di-scrittura-espressiva-al-suono-dellarpa]]></link><comments><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/arpa-penna-workshop-di-scrittura-espressiva-al-suono-dellarpa#comments]]></comments><pubDate>Sun, 05 Mar 2023 10:17:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.arpaterapia.org/blog/arpa-penna-workshop-di-scrittura-espressiva-al-suono-dellarpa</guid><description><![CDATA[       Leggere un libro, andare al cinema, assistere a un concerto, a uno spettacolo teatrale, visitare una mostra. Questi e molti altri sono i gesti che compiamo quando sentiamo il desiderio o il bisogno di "nutrire" la nostra immaginazione e di uscire per un momento dal mondo delle cose ordinarie.Pochissimi tra noi sarebbero pronti a scrivere un libro, una poesia, a suonare uno strumento, a improvvisarsi attori in un monologo o a dipingere un quadro, per accedere a questo mondo simbolico e sco [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.arpaterapia.org/uploads/4/8/1/0/4810950/logo-arpa-penna-w800_orig.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Leggere un libro, andare al cinema, assistere a un concerto, a uno spettacolo teatrale, visitare una mostra. Questi e molti altri sono i gesti che compiamo quando sentiamo <strong>il desiderio o il bisogno di "nutrire" la nostra immaginazione</strong> e di uscire per un momento dal mondo delle cose ordinarie.<br />Pochissimi tra noi sarebbero pronti a scrivere un libro, una poesia, a suonare uno strumento, a improvvisarsi attori in un monologo o a dipingere un quadro, per accedere a questo mondo simbolico e sconfinato, antropologicamente necessario, ma da secoli ritenuto elitario, che chiamiamo arte.<br />E dunque, eccoci ridotti a consumatori di prodotti artistici, auspicabilmente buoni, talvolta mediocri, spesso lontani dall'espressione genuina di un umano profondamente autentico, e oggi pi&ugrave; che mai frutto di un mercato che filtra, produce, controlla e fondamentalmente limita le nostre scelte. Scelte che, a questo punto, non sono forse neanche lontanamente nostre.<br /><br /><strong>"Arpa &amp; Penna" &egrave; un esperimento di riappropriazione della dimensione simbolica dell'espressione individuale e del rituale di condivisione sociale delle forme che ne scaturiscono, attraverso la scrittura e la musica.&nbsp;</strong><br />Senza nulla togliere al piacere di nutrirci delle produzioni dei nostri artisti preferiti e senza alcuna pretesa di spodestare il professionismo nelle arti, "Arpa &amp; Penna" nasce per <strong>restituire a tutti il senso di un'esperienza espressiva emozionante e rigenerante</strong>, che passa attraverso i codici dell'arte con la complicit&agrave; di un facilitatore, in una <strong>cornice collettiva di reciproco rispetto e fiducia.</strong><br />&#8203;<br />Durante il workshop, il facilitatore propone ai partecipanti una serie di <strong>semplici esercizi di scrittura espressiva, basati su strutture precostituite</strong> (l'acrostico, l'alfapoema, il pantoum), che conducono i presenti alla composizione di brevi forme poetiche e narrative.<br />La prima fase di scrittura prevede l&rsquo;<strong>accompagnamento di musica d&rsquo;arpa dal vivo</strong>, offerta dal facilitatore per "vestire il silenzio" con sonorit&agrave; adeguate a sonorizzare l'ambiente e a supportare il benessere psicofisico dei presenti.<br />Successivamente, nella&nbsp;seconda fase, i partecipanti sono invitati, se lo desiderano, a condividere le produzioni con il gruppo e, durante la <strong>lettura degli elaborati</strong>, sono <strong>accompagnati da musica d'arpa, realizzata estemporaneamente e calibrata sul contenuto del testo e sugli aspetti prosodici della lettura.</strong>&nbsp;<br />&#8203;<br />La scrittura espressiva &egrave; una tecnica accessibile, in grado di operare una <strong>rivalutazione cognitiva dell&rsquo;esperienza</strong>, rispetto alla quale la musica consente di attivare la creativit&agrave; e l&rsquo;immaginazione, quale modalit&agrave; di pensiero non ordinaria e alternativa all&rsquo;ideazione, al fine di accedere in forma protetta e simbolica a contenuti profondi.<br />"Arpa &amp;&nbsp; Penna" intende&nbsp;<strong>ricostruire pratiche di socialit&agrave; sonoro-musicale</strong> fondate sul legame tra parola e musica, ponendo al centro l' <strong>ascolto interpersonale e intrapersonale</strong>, come basi fondamentali di un'esperienza espressiva ed estetica autentica ed empatica.</div>  <div> 	<form enctype="multipart/form-data" action="//www.weebly.com/weebly/apps/formSubmit.php" method="POST" id="form-388562154662375872"> 		<div id="388562154662375872-form-parent" class="wsite-form-container" 				 style="margin-top:10px;"> 			<ul class="formlist" id="388562154662375872-form-list"> 				<h2 class="wsite-content-title"><font size="3">Il workshop, condotto dalla musicoterapeuta Silvia Maserati, &egrave; realizzabile in presenza presso librerie, biblioteche e spazi pubblici e privati.&nbsp;<br />&#8203;Per informazioni e richieste, compila il form, specificando nel commento se desideri partecipare a un workshop "Arpa &amp; Penna" nella tua zona o se proponi di ospitare "Arpa &amp; Penna" nel tuo spazio. <br />&#8203;Ti contatteremo per darti tutti i dettagli: grazie!</font></h2>  <label class="wsite-form-label wsite-form-fields-required-label"><span class="form-required">*</span> Indica un campo obbligatorio</label><div><div class="wsite-form-field wsite-name-field" style="margin:5px 0px 5px 0px;"> 				<label class="wsite-form-label">Nome <span class="form-required">*</span></label> 				<div style="clear:both;"></div> 				<div class="wsite-form-input-container wsite-form-left wsite-form-input-first-name"> 					<input aria-required="true" id="input-617249751806897673" class="wsite-form-input wsite-input" placeholder="Primo" type="text" name="_u617249751806897673[first]" /> 					<label class="wsite-form-sublabel" for="input-617249751806897673">Primo</label> 				</div> 				<div class="wsite-form-input-container wsite-form-right wsite-form-input-last-name"> 					<input aria-required="true" id="input-617249751806897673-1" class="wsite-form-input wsite-input" placeholder="Ultimo" type="text" name="_u617249751806897673[last]" /> 					<label class="wsite-form-sublabel" for="input-617249751806897673-1">Ultimo</label> 				</div> 				<div id="instructions-617249751806897673" class="wsite-form-instructions" style="display:none;"></div> 			</div> 			<div style="clear:both;"></div></div>  <div><div class="wsite-form-field" style="margin:5px 0px 5px 0px;"> 				<label class="wsite-form-label" for="input-187624563978855280">E-mail <span class="form-required">*</span></label> 				<div class="wsite-form-input-container"> 					<input aria-required="true" id="input-187624563978855280" class="wsite-form-input wsite-input wsite-input-width-370px" type="text" name="_u187624563978855280" /> 				</div> 				<div id="instructions-187624563978855280" class="wsite-form-instructions" style="display:none;"></div> 			</div></div>  <div><div class="wsite-form-field" style="margin:5px 0px 5px 0px;"> 				<label class="wsite-form-label" for="input-402142904962492728">Commento <span class="form-required">*</span></label> 				<div class="wsite-form-input-container"> 					<textarea aria-required="true" id="input-402142904962492728" class="wsite-form-input wsite-input wsite-input-width-370px" name="_u402142904962492728" style="height: 200px"></textarea> 				</div> 				<div id="instructions-402142904962492728" class="wsite-form-instructions" style="display:none;"></div> 			</div></div> 			</ul> 			 		</div> 		<div style="display:none; 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autorizzo il trattamento dei miei dati personali.</font></span><strong><a href="https://www.arpaterapia.org/privacy-e-cookie-policy.html" target="_blank"><br />Privacy &amp; Cookie Policy</a></strong></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Suono della Vita: musicoterapia nella prematurità, tra pratica clinica, neuroscienze e psicologia della comunicazione]]></title><link><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/il-suono-della-vita-musicoterapia-nella-prematurita-tra-pratica-clinica-neuroscienze-e-psicologia-della-comunicazione]]></link><comments><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/il-suono-della-vita-musicoterapia-nella-prematurita-tra-pratica-clinica-neuroscienze-e-psicologia-della-comunicazione#comments]]></comments><pubDate>Fri, 18 Sep 2020 13:52:13 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.arpaterapia.org/blog/il-suono-della-vita-musicoterapia-nella-prematurita-tra-pratica-clinica-neuroscienze-e-psicologia-della-comunicazione</guid><description><![CDATA[       Premesse&nbsp;La ricerca clinica sugli effetti della musica e della musicoterapia nella prematurit&agrave; si consolida all&rsquo;inizio anni &rsquo;90, giungendo ad una prima significativa meta-analisi, comprensiva di dieci studi (Standley, 2002), che individua nell&rsquo;esposizione a ninne nanne pre-registrate e al canto materno, abbinato alla stimolazione multimodale, tecniche utili a supportare l&rsquo;omeostasi del neonato prematuro, con effetti positivi sulla fisiologia (incremento [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.arpaterapia.org/uploads/4/8/1/0/4810950/editor/pexels-pixabay-208189.jpg?1600437323" alt="Foto" style="width:566;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:justify;"><strong><em>Premesse</em></strong><br />&nbsp;<br />La ricerca clinica sugli effetti della musica e della musicoterapia nella prematurit&agrave; si consolida all&rsquo;inizio anni &rsquo;90, giungendo ad una prima significativa meta-analisi, comprensiva di dieci studi (Standley, 2002), che individua nell&rsquo;esposizione a<strong> ninne nanne pre-registrate </strong>e al <strong>canto materno</strong>, abbinato alla <strong>stimolazione multimodale</strong>, tecniche utili a supportare l&rsquo;omeostasi del neonato prematuro, con effetti positivi sulla <strong>fisiologia</strong> (incremento dell&rsquo;ossigenazione sanguigna) e sul <strong>comportamento</strong> (rinforzo della suzione non nutritiva).<br />Nel decennio successivo, si delineano interventi sempre pi&ugrave; strutturati (Standley, 2014; Loewy, 2014) che costituiscono vere e proprie sub-specializzazioni della professione musicoterapica, con l&rsquo;obiettivo di connettere la pratica clinica alla ricerca e di raccogliere evidenze a favore dell&rsquo;inclusione della musicoterapia nello standard di cura per il neonato pretermine.<br />In seguito, il contributo delle <strong>neuroscienze</strong> (Haslbeck et al., 2017; Anderson &amp; Patel, 2018; Filippa et al., 2019) e la focalizzazione sull&rsquo;&nbsp;<strong>interazione gesturale-sonora-vocale</strong> nella diade madre-bambino (Palazzi et al., 2020; Filippa et al., 2019), unitamente al recupero delle precedenti ricerche sulla<strong> musicalit&agrave; comunicativa nelle proto-conversazioni </strong>(Malloch, 1999; Trevarthen, 2008), concorrono, negli studi pi&ugrave; recenti, a delineare un quadro epistemologicamente completo e convincente sul piano qualitativo e quantitativo, aperto ad ulteriori prospettive di ricerca sugli effetti di lungo termine dell&rsquo;intervento musicoterapico per questa popolazione.<br />&nbsp;<br /><br /><strong><em>La pratica clinica della NICU Music Therapy</em></strong><br /><br />A vent&rsquo;anni dall&rsquo;esordio, nel primo decennio degli anni Duemila, la pratica musicoterapica nella prematurit&agrave; assume un contorno teorico definito, caratterizzato da una stretta partnership con la developmental care, dall&rsquo; attenzione ad outcome relativi ai parametri fisiologici nel breve termine e da una sempre pi&ugrave; precisa connotazione tecnica dell&rsquo;intervento, che ha luogo durante la permanenza del bambino nella terapia intensiva neonatale. Parallelamente al consolidamento delle tecniche, si sviluppano corsi di formazione riconosciuti dalla Certification Board for Music Therapy (USA), nell&rsquo;ambito dell&rsquo;educazione continua dei professionisti.<br />Alle tre fasi della degenza in terapia intensiva, corrispondono diverse tecniche di intervento, cos&igrave; configurate (Standley, 2014):<ul><li><strong>Fase della sopravvivenza/pacificazione</strong> (et&agrave; gestazionale 23-30 settimane):</li></ul> musica ininterrotta, quieta, di intensit&agrave; inferiore ai 65 dB, con uso di <strong>ninne nanne nella lingua natale del bambino</strong>, senza stimolazione tattile, n&eacute; interazione.<ul><li><strong>Fase della cauta stimolazione</strong> (e.g. 30-34 settimane):</li></ul> musica semplice a cappella o con voce accompagnata da strumento, abbinata ai primissimi interventi di socializzazione con i genitori e alla <strong>stimolazione multimodale tattile </strong>(marsupioterapia).<ul><li><strong>Fase della interazione</strong> (e.g. 34-40 settimane):<br />prosecuzione e intensificazione degli interventi di stimolazione multimodale, finalizzati al <strong>coordinamento della suzione-respirazione-deglutizione</strong> e della nutrizione orale indipendente, alla promozione del<strong> tracciamento audio-visuale</strong> e alla stabilizzazione dei cicli di <strong>sonno-veglia</strong>.</li></ul> Gli interventi &ndash; idealmente tre alla settimana, della durata di circa venti minuti l&rsquo;uno - tengono conto della peculiare ipersensibilit&agrave; del bambino prematuro, legata allo sviluppo neurologico incompleto e agli stimoli negativi/alla deprivazione uditiva tipici dell&rsquo;ambiente di cura, e si prefiggono di contenere il potenziale rischio di sovrastimolazione, riconoscendone precocemente i segnali (smorfie, evitamento dello sguardo, estroflessione della lingua, estensione delle dita delle mani, movimenti di lotta, singhozzo, vomito) e <strong>modulando la stimolazione sulla base della risposta reale del bambino.</strong><br />Si sottolinea l&rsquo;importanza del contatto con le <strong>figure genitoriali</strong> - in particolare con la figura materna - incluse nel processo terapeutico come parti attive dell&rsquo;arricchimento sonoro-sociale dell&rsquo;ambiente. I genitori sono supportati con interventi di counselling nel consolidamento delle loro competenze comunicative con il bambino, attraverso il canto di ninne nanne e l&rsquo;infant direct speech, con l&rsquo;obiettivo di sviluppare uno stile di attaccamento sicuro e di garantire un <strong>empowerment familiare</strong>, finalizzato a migliori outcome nel lungo termine.<br />Progressivamente, negli anni, gli interventi si trasformano, passando dall&rsquo;uso di musica pre-registrata, con meccanismi tipici di un <strong>approccio comportamentista,</strong> come nel caso del <strong>PAL</strong> (Pacifier Activated Lullaby), dispositivo medico, ideato da J. Standley (2014) per promuovere la suzione non nutritiva, alla valorizzazione della <strong>musica dal vivo</strong>, dell&rsquo;interazione sociale con i genitori e della personalizzazione dell&rsquo;offerta musicale, nell&rsquo;ottica di un <strong>modello bio-psico-sociale</strong> di intervento.<br />L&rsquo; <strong>ambiente sonoro intra-uterino</strong> viene ricostruito (tecnica <strong>First Sounds &ndash; Rhythm, Breath &amp; Lullaby </strong>di J. Loewy, 2014), mediante l&rsquo;utilizzo di strumenti con <strong>sonorit&agrave; regressive</strong> (il gato box per riprodurre il battito cardiaco, l&rsquo;ocean disc per rievocare sonorit&agrave; acquatiche) e della voce, prestando attenzione all&rsquo; entrainment con il ritmo respiratorio del neonato, ricorrendo al canto di semplici melodie proprie della cultura d&rsquo;origine, ricavate attraverso l&rsquo; <strong>anamnesi sonoro-musicale familiare</strong> o, in mancanza di queste, attingendo al repertorio standard occidentale delle ninne nanne.<br />Da un interessante raffronto (Loewy, 2014) tra l&rsquo;uso delle ninne nanne &ldquo;di famiglia&rdquo; e di una ninna nanna standard (Twinkle, Twinkle Little Star), emerge che entrambe le scelte si rivelano utili, con outcome fisiologici parzialmente migliori per la ninna nanna standard (ossigenazione del sangue) e migliori outcome fisiologici e comportamentali per la ninna nanna familiare (ritmo respiratorio e suzione), con ricadute positive sull&rsquo; ansia genitoriale.<br />Nel 2016, una nuova meta-analisi (Bieleninik et al., 2016) comprensiva di 14 studi, per un totale di 964 neonati e 266 genitori coinvolti, rileva evidenze sufficienti a confermare gli effetti positivi della musicoterapia sul ritmo respiratorio dei neonati pretermine e sull&rsquo; ansia delle madri, sottolineando la necessit&agrave; di includere valutazioni sugli effetti a lungo termine nel bambino e sull&rsquo; outcome psicologico della coppia genitoriale.<br />Gli studi successivi (Haslbeck et al., 2017) confermano le scelte operative precedenti e definiscono gli outcome di lungo termine, aprendo il dialogo con le <strong>neuroscienze</strong>.<br />I neonati prematuri sono vulnerabili a danni cerebrali, esacerbati dall&rsquo;isolamento, dall&rsquo;esposizione a stimoli estremi (rumori, suoni e luci artificiali), dalla <strong>deprivazione di sonorit&agrave; significative</strong> (suoni e ritmi intrauterini), che concorrono ad <strong>effetti negativi di lungo termine nella</strong> <strong>sfera cognitiva, motoria e comportamentale</strong>.<br />Un protocollo di ricerca (Haslbeck et al., 2017) nell&rsquo;ambito della <strong>musicoterapia creativa</strong>, finalizzato a realizzare un RCT prospettico, con valutazioni a distanza di due e cinque anni, indica come la capacit&agrave; della musica di&nbsp;<strong> promuovere il processo neurobiologico, favorendo la plasticit&agrave; sinaptica</strong>, la formazione di reti neurali e l&rsquo;apprendimento, unitamente alla predisposizione del feto e del neonato pretermine alle esperienze multisensoriali, possa condurre a <strong>benefici di lungo termine nella sfera emozionale, cognitivo-comportamentale e senso-motoria</strong>, misurabili attraverso il neuroimaging e la valutazione neurologica.<br /><br /><br /><strong><em>Il contributo delle neuroscienze</em></strong><br /><br />L&rsquo; emergere della prematurit&agrave; come condizione in aumento (pi&ugrave; di un bambino su dieci nasce prima della trentasettesima settimana di gestazione &ndash; Palazzi et al., 2020), con importanti ricadute sulla mortalit&agrave; e morbilit&agrave; infantile e sui deficit cognitivi a lungo termine, costituisce una sfida terapeutica complessa, alla quale danno un contributo fondamentale le neuroscienze (Anderson &amp; Patel, 2018; Filippa et al., 2019), favorendo<br />l&rsquo; analisi approfondita dei processi neurofisiologici che coinvolgono il neonato pretermine e la comprensione dell&rsquo;articolato network neurale che la musica e il suono sono in grado di elicitare.<br />Si individuano tre temi portanti (Anderson &amp; Patel, 2018) e concomitanti nell&rsquo; esperienza della terapia intensiva neonatale: la rapida crescita cerebrale, la risposta di stress e la ridotta presenza genitoriale.<br />L&rsquo;ambiente della NICU, caratterizzato da luci,<strong> suoni e rumori stressogeni</strong> e dalla pratica di procedure invasive e disruptive dei cicli sonno-veglia, attraverso l&rsquo;attivazione dell&rsquo; <strong>asse ipotalamo-ipofisi-surrene</strong>, induce nel bambino una ricorrente risposta neuroendocrina allo stress.<br />La risposta ormonale impatta negativamente i parametri fisiologici (aumento del ritmo cardiaco e respiratorio, mobilizzazione di energia muscolare a breve termine) e <strong>sottrae energia allo sviluppo cerebrale</strong>, con ricadute negative sullo spessore corticale, sulla connettivit&agrave; funzionale e sulla sinaptogenesi.<br />A questo si aggiunge la <strong>deprivazione del contatto con le figure genitoriali</strong> - in particolare con la figura materna - che, come documentato dalla <em>animal research</em>, costituisce un passaggio fondamentale per costruire nel bambino capacit&agrave; di modulazione della risposta allo stress.<br />In un contesto cos&igrave; configurato, il razionale per un uso terapeutico della musica si fonda sulle <strong>precoci abilit&agrave; percettive </strong>e sulla capacit&agrave; di processare gli stimoli uditivi, presente nel feto sin dalla <strong>ventiquattresima settimana</strong> (Anolli, 2002), unitamente alla disponibilit&agrave; di un <strong>sistema limbico</strong> gi&agrave; sufficientemente formato per formulare una risposta fisiologica alla musica, con ricadute utili sul comportamento, in termini di arousal, nutrizione, stabilit&agrave; dei cicli sonno-veglia e capacit&agrave; di modulare la risposta al dolore.<br />Si sottolinea l&rsquo;importanza di un <strong>intervento musicoterapico condotto da un professionista adeguatamente formato, con musica dal vivo</strong>, calibrata sulla risposta del bambino e<br />sull&rsquo; anamnesi sonoro-musicale della famiglia, inclusivo, ove possibile, delle <strong>figure genitoriali </strong>e in grado di veicolare un segnale sociale supportivo, inizialmente a surrogato del contatto fisico e, successivamente, ad integrazione delle <strong>stimolazioni multisensoriali</strong>.<br />I ricercatori suggeriscono di orientare gli studi futuri alla valutazione di risultati di lungo termine sul neurosviluppo, misurati con indici neuroanatomici e comportamentali (Anderson &amp; Patel, 2018).<br />Le basi neuroscientifiche della percezione prenatale, perinatale e neonatale sono ulteriormente approfondite dagli studi pi&ugrave; recenti (Filippa et al., 2019), che rilevano nel neonato pretermine una connettivit&agrave; funzionale precoce, con un&rsquo;organizzazione del cervello fortemente orientata alla percezione multisensoriale, a vantaggio di una <strong>neuroplasticit&agrave; attivit&agrave;-dipendente</strong>, che completa il corredo genetico, aprendo un&rsquo;importante &ldquo;finestra di opportunit&agrave;&rdquo; nel quadro patologico.<br />Come l&rsquo;adulto &egrave; maggiormente attivato dalla voce umana, rispetto agli stimoli sonori non vocali, cos&igrave; il neonato a termine &egrave; in grado di distinguere tra voce parlata e canto, e di processare il linguaggio nei suoi aspetti prosodici, sillabici e timbrici, con una lateralizzazione a sinistra per le propriet&agrave; fonetiche del linguaggio e a destra per le caratteristiche emozionali del linguaggio veicolate dalla prosodia (Filippa et al., 2019).<br />Il neonato pretermine presenta invece alterazioni nell&rsquo; abilit&agrave; di processare il linguaggio e di rilevarne il contorno melodico, ma &egrave; parimenti orientato al segnale vocale umano, riconoscendo sin dalla vita intrauterina la voce materna ed essendo in grado di &ldquo;imparare&rdquo; semplici melodie, ritenendole e preferendole dopo la nascita, attraverso un continuum transnatale (Anolli, 2002).<br />La presenza di sonorit&agrave; significative per il bambino &egrave; dunque determinante per garantire<br />un&rsquo; appropriata maturazione del sistema uditivo e gli studi precedenti confermano che <br />l&rsquo; esposizione a suoni e musica adeguata ha effetti positivi sulla connettivit&agrave; funzionale e sulla capacit&agrave; di autoregolare le emozioni nei mesi successivi (follow up a 12 e 24 mesi), in assenza di documentati effetti negativi.<br />In questo contesto, prende forma una tipologia di intervento denominata<strong> EVC (Early Vocal Contact </strong>&ndash; Filippa et al., 2019), che coinvolge attivamente i genitori nell&rsquo;interazione vocale significativa con il prematuro.<br />I punti di forza dell&rsquo;EVC comprendono la multisensorialit&agrave;, l&rsquo;incentivo alla <strong>sincronicit&agrave; </strong>e l&rsquo;impatto sulle abilit&agrave; comunicative reciproche.<br />In particolare, la disregolazione biologica del bambino pretermine pare influire sulla naturale capacit&agrave; dei genitori di interagire a livello sonoro con il bimbo, conducendo ad una asincronia specifica delle diadi nella prematurit&agrave;.<br />L&rsquo;EVC incentiva l&rsquo;esperienza ritmica condivisa, promuovendo la<strong> sincronia vocale-uditiva</strong> e favorendo quindi indirettamente la <strong>co-regolazione biologica</strong> tra il bambino e la madre, espressa dalla risposta ormonale e fisiologica di entrambi.<br />La stimolazione multisensoriale trova corrispondenza nel funzionamento intermodale dei sistemi sensoriali del bambino, che &egrave; particolarmente sensibile alla sincronia audio-visuale, tipica delle operazioni di collegamento tra il parlato e il volto del parlante, con esiti sull&rsquo;apprendimento e sull&rsquo;uso della mimica facciale.<br />L&rsquo;EVC, infine, promuove la resilienza del bambino e il successivo<strong> sviluppo del linguaggio, </strong>prevenendo i disordini correlati alla perdita di stimoli uditivi biologicamente rilevanti, tipica dell&rsquo;ambiente intensivo.<br /><br /><br /><strong><em>Musicalit&agrave; comunicativa e prematurit&agrave;</em></strong><br /><br />Nel maggio 2020 viene pubblicato un case study longitudinale (Palazzi et al., 2020), che, a partire dalla centralit&agrave; della diade madre-bambino e attraverso l&rsquo;empowerment della madre, delinea una modalit&agrave; di intervento e di monitoraggio equilibrata negli aspetti quantitativi e qualitativi e saldamente ancorata alla teoria della <em>Communicative Musicality</em>&nbsp;(Malloch, 1999; Trevarthen, 2008).<br />Lo studio prende in esame il caso di un bimbo prematuro di circa venticinque settimane, ricoverato nella terapia intensiva neonatale di un ospedale brasiliano in condizioni severe, e della madre trentaseienne, appartenenti al ceto povero.<br />L&rsquo;intervento musicoterapico prevede nove sessioni di 20/30 minuti a cadenza bisettimanale con la tecnica<strong> MUSIP</strong>, durante la degenza e nei quattro mesi successivi alle dimissioni.<br />La madre &egrave; incoraggiata a cantare per il bambino anche in autonomia, ad integrazione spontanea del trattamento.<br />La tecnica MUSIP, ispirata alle pratiche precedentemente descritte da Loewy (First Sounds &ndash; Loewy, 2014) e Haslbeck (Creative Music Therapy &ndash; Haslbeck et al., 2017), prevede un training destinato alla madre, al fine di consolidarne le naturali abilit&agrave; di interazione vocale e gesturale con il bambino, potenziandone la capacit&agrave; di cogliere le reazioni di quest&rsquo;ultimo e di attuare un migliore coordinamento temporale degli scambi sociali nella diade, mediante l&rsquo;uso di ninne nanne significative per la famiglia, cantate dalla madre con il supporto vocale-strumentale della musicoterapista, durante l&rsquo;allattamento e nelle libere interazioni madre-bambino.<br />Gli interventi sono videoregistrati e successivamente sottoposti a microanalisi per la valutazione della sincronicit&agrave; e delle interazioni, con attenzione al verificarsi di co-occorrenze sonoro-gesturali.<br />Vengono somministrate alla madre due interviste strutturate, prima e dopo il ciclo di trattamento, la prima intervista a scopo anamnestico-musicale e per valutare le aspettative terapeutiche, la seconda per raccoglierne le percezioni sull&rsquo;esperienza.<br />L&rsquo; analisi dei materiali audio-video mette in luce un pi&ugrave; intenso verificarsi di comportamenti orientati all&rsquo;interazione reciproca da parte della madre e del bambino durante e dopo il canto, in particolare nell&rsquo;ambiente domestico, dove i comportamenti mostrano una maggiore diversificazione rispetto alla precedente fase di trattamento in terapia intensiva.<br />Dall&rsquo; analisi testuale delle interviste emergono temi riconducibili all&rsquo;empowerment personale, all&rsquo;empowerment del bambino e al rafforzamento del legame.<br />La madre riferisce di sentirsi pi&ugrave; calma, in grado di esprimere le proprie emozioni e di contribuire al benessere del bambino, calmandolo e stimolandolo, in una prospettiva di avvicinamento e reciproca conoscenza.<br />La messa a fuoco della sincronia nel presente studio rimanda in via diretta alla <strong><em>Communicative Musicality</em></strong>&nbsp; teorizzata da Malloch e Trevarthen, definita come <br /><strong>&ldquo;l&rsquo; interazione co-operativa e co-dipendente tra madre e neonato&rdquo;</strong> da cui si evince che<br /><strong>&ldquo;il comportamento intuitivo della madre supporta le innate capacit&agrave; comunicative del bambino&rdquo;</strong> (Malloch, 1999), in quale &egrave; dotato di un &ldquo;senso del tempo in movimento&rdquo;, di un <em>Intrinsic Motive Pulse&nbsp;</em>(IMP &ndash; Trevarthen, 2008), che gli permette di agire con competenza nella sin-ritmicit&agrave; improvvisativa delle proto-conversazioni.<br />Le caratteristiche musicali delle proto-conversazioni diadiche si esprimono attraverso tre dimensioni, oggetto della meticolosa analisi acustica e spettrografica di S. Malloch:<br />la<strong> pulsazione <em>(pulse)</em>,</strong><strong> la qualit&agrave; <em>(quality)</em> e la narrativit&agrave; <em>(narrative)</em>.</strong><br />La &ldquo;pulsazione&rdquo; rappresenta l&rsquo;avvicendarsi degli eventi nel tempo, stratificati in sillabe, enunciati e frasi che si intersecano, dando vita ad uno schema ritmico inter-dipendente, in cui il neonato si mostra naturalmente abile e competente nel<strong> riconoscere il proprio turno all&rsquo;interno del proto-dialogo</strong>, mentre la madre &egrave; in grado di operare inconsapevolmente piccoli aggiustamenti temporali, atti a correggere le proporzioni complessive dello scambio, conferendo regolarit&agrave; e fluidit&agrave; all&rsquo;insieme.<br />La &ldquo;qualit&agrave;&rdquo; consiste nel contorno melodico e timbrico delle vocalizzazioni, caratterizzato dall&rsquo;<strong> imitazione reciproca</strong> di intervalli e direzionalit&agrave; melodiche, ma anche dalla tendenza della madre a reinterpretare, enfatizzandole, le produzioni del bambino e a &nbsp;rendere la propria voce pi&ugrave; simile a quella del piccolo, attraverso un atteggiamento prosodico e timbrico tipico, il <em>motherese</em> o <em>parentese</em>, che si riscontra in tutte le culture e che coinvolge anche le altre figure coinvolte nell&rsquo;accudimento.<br />La &ldquo;narrativit&agrave;&rdquo; &egrave; la combinazione dinamica della pulsazione e della qualit&agrave;, all&rsquo;interno di un <strong>movimento coordinato, fatto di vocalit&agrave; e gestualit&agrave;</strong>, che costituisce la vera essenza della comunicazione e, precorrendo il linguaggio, distingue l&rsquo;essere umano dalle altre specie.<br />Una prova del coinvolgimento del bambino come performer attivo in grado di provare interesse e piacere nello scambio comunicativo &egrave; data dall&rsquo; accelerazione del suo ritmo cardiaco in corrispondenza dello sforzo imitativo verso la madre, e dalla decelerazione del battito, laddove &egrave; il bambino ad offrire uno spunto per l&rsquo;imitazione da parte dell&rsquo;adulto.<br />E&rsquo; interessante notare come le proto-conversazioni presentino naturalmente un periodo compreso tra i venti e i quaranta secondi, analogo ad intervalli misurabili nel tono vagale durante il sonno, in presenza di micro-arousals ciclici della corteccia cerebrale, ad indicare l&rsquo;ipotesi che la diade sia in grado di condividere la regolazione di stati psicobiologici .<br />Nelle madri con depressione post-partum si osserva un appiattimento della linea melodica e della variet&agrave; timbrica nella produzione vocale, unito ad un andamento mal sincronizzato e rallentato sul piano temporale dell&rsquo;interazione, cui conseguono la perturbazione della relazione e il distress del bambino.<br />E&rsquo; fondamentale che la madre risponda all&rsquo; orientamento comunicativo del neonato non in modo generico, distaccato o casuale, ma con <strong>segnali adeguatamente sincronizzati nel tempo e sintonizzati nell&rsquo; inflessione melodico-timbrica.</strong><br />La musicalit&agrave; comunicativa &egrave; dunque un <strong>rituale mimetico (Trevarthen, 2008), in grado di veicolare metaforicamente a livello inter-intenzionale (Stern, 1987) un flusso di emozioni e di alludere ad una realt&agrave; affettiva, prima ancora che questa possa concretizzarsi come rappresentazione nella mente del bambino.</strong><br /><br /><br /><strong><em>Conclusioni</em></strong><br /><br />La musicoterapia nella prematurit&agrave; ci appare oggi una disciplina ben delineata negli aspetti teorici e clinici, caratterizzata da pratiche consolidate, <strong>antropologicamente informate</strong>, improntate all&rsquo; <strong>umanizzazione della cura</strong> e <strong>centrate sulla famiglia</strong> come soggetto attivo del processo terapeutico.<br />L&rsquo; empowerment delle figure genitoriali, e in particolare della madre, consente di operare in direzione di una <strong>riappropriazione della salute</strong>, riducendo la medicalizzazione e unendo l&rsquo;intervento terapeutico a quello educativo, con importanti ricadute sociali ed economiche.<br />La ricerca attualmente disponibile fornisce evidenze di buona qualit&agrave; per quanto riguarda gli effetti nel breve termine sui parametri fisiologici e comportamentali del bambino, mentre sono in corso ulteriori promettenti filoni di ricerca per la valutazione degli outcome neuroanatomici e cognitivo-comportamentali a lungo termine.<br />Attraverso il modello della <em>communicative musicality</em>, cos&igrave; rilevante nel supportare il razionale dell&rsquo;intervento musicoterapico nella prematurit&agrave;, comprendiamo come <br />&#8203;<strong>&ldquo;la vitalit&agrave; umana agisce, si auto-regola, forma relazioni intime e anche come si difende quando l&rsquo;ambiente fisico o sociale la mettono a rischio, e come pu&ograve; indebolirsi a causa della malattia&rdquo; (Trevarthen, 2008).</strong><br />Lo studio delle forme primarie della comunicazione e dei loro correlati neurofisiologici e psicobiologici fornisce dunque un <strong>paradigma teorico interdisciplinare</strong>, che va oltre la pratica clinica specifica, illuminando globalmente tutta la riflessione sulla musicoterapia e sulla <strong>natura stessa della comunicazione e delle relazioni umane</strong>, che la metafora musicale consente di leggere in una <strong>felice convergenza di valori estetici, intellettuali e morali.</strong><br />&nbsp;<br />&nbsp;<br /><strong><em><font size="3">Bibliografia:</font></em></strong><br />&nbsp;<br /><font size="2">Standley, J.M. (2002). <em>A Meta-Analysis of the Efficacy of Music Therapy for Premature Infants</em><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Journal of Pediatric Nursing, Vol. 17, No. 2<br />Standley, J.M. (2014). <em>Premature Infants: Perspectives on NICU-MT Practice</em><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Voices, Vol. 14, No. 2<br />Loewy, J. (2014). <em>NICU music therapy: song of kin as critical lullaby in research and</em> <em>practice</em>.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ann. N.Y. Acad. Sci.<br />Bieleninik, &#321;., Ghetti, C., Gold, C. (2016). <em>Music Therapy for Preterm Infants and Their Parents:<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Meta- analysis. </em>Pediatrics<br />Haslbeck, F.B., Bucher, H.U., Bassler, D., Hagmann, C. (2017). <em>Creative music therapy to promote brain &nbsp;&nbsp;<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; structure, function, and neurobehavioral outcomes in preterm infants: a randomized controlled pilot<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; trial protocol. </em>Pilot and Feasibility Studies<br />Palazzi, A., Meschini, R., Dal Magro Medeiros, M., Piccinini, C.A. (2020)<br /><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; NICU music therapy and mother-preterm infant synchrony: A longitudinal case study in the South of<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Brazil.</em> Nordic Journal of Music Therapy<br />Anderson, D.E., Patel, A.D. (2018). <em>Infants born preterm, stress, and neurodevelopment in the neonatal<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; intensive care unit: might music have an impact?&nbsp;&nbsp;</em>Dev. Med. Child. Neurol.<br />Filippa, M., Lordier, L., Sa De Almeida, J., Monaci, M.G., Adam-Darque, A., Grandjean, D.,&hellip;H&uuml;ppi. P.S.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (2019) <em>Early vocal contact and music in the NICU: new insights into preventive interventions.</em><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Pediatric Research<br />Anolli, L. (2002)<br /><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Psicologia della comunicazione</em>. Bologna: Il Mulino<br />Malloch, S. (1999)<br /><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mothers and infants and communicative musicality. </em>Musicae Scientiae<br />Trevarthen, C. (2008)<br /><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; The musical art of infant conversation: Narrating in the time of sympathetic experience, without &nbsp;&nbsp;<br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;rational interpretation, before words. </em>Musicae Scientiae<br />Stern, D. (1987)<br /><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il mondo interpersonale del bambino</em>. Torino: Bollati Boringhieri</font><br /><br /><br /><span style="color:rgb(123, 140, 137)">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &copy;2020 by Silvia Maserati</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Arpaterapia nel fine vita: le parole non contano, conta la musica]]></title><link><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/arpaterapia-nel-fine-vita-le-parole-non-contano-conta-la-musica]]></link><comments><![CDATA[https://www.arpaterapia.org/blog/arpaterapia-nel-fine-vita-le-parole-non-contano-conta-la-musica#comments]]></comments><pubDate>Thu, 06 Jul 2017 16:30:56 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.arpaterapia.org/blog/arpaterapia-nel-fine-vita-le-parole-non-contano-conta-la-musica</guid><description><![CDATA[ Quante volte, al cospetto di un malato inguaribile, ci ritroviamo a pensare a noi stessi e a quanto inadeguate possano risultare le parole, quando intorno la disperazione si impone con un silenzio assordante.&#8203;In questo silenzio vitreo, le frasi fatte, le mezze verit&agrave; 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e i bisbiglii impacciati cadono a terra come lastre di piombo, a pavimentare scivolosamente la distanza che ci separa dalla sofferenza altrui. &nbsp;<br /><strong>Una distanza che rischiamo di non percorrere mai</strong>, piena com'&egrave; dei nostri sensi di colpa - la colpa di essere, per ora, i sani - e della paura di specchiarci nella malattia e nella morte, lasciandoci sfiorare dall'ombra nera di un destino indesiderabile.<br /><br />Chi sceglie di incontrare l'altro nella sofferenza impara che le parole, gli sguardi e i gesti reciproci, anche minimi, hanno un peso che si pu&ograve; misurare con grande precisione, un peso che non si pu&ograve; correggere, un peso difficile da calibrare.<br />Soprattutto, <strong>un peso che ha a che fare con il profondo di noi stessi.</strong><br /><br />Nella pratica dell' <strong>Arpaterapia</strong>, l'operatore, formato al contesto clinico, lascia che sia la musica, non la parola, ad esprimere la qualit&agrave; delle sue intenzioni, tessendo <strong>un intreccio sonoro capace di mettere in relazione i silenzi, gli sguardi, i gesti e persino le parole di tutti i presenti</strong>, coordinando le individualit&agrave; caotiche in un contrappunto indulgente e flessibile, tenuto insieme da un'intensa ed intima volont&agrave; di bene.<br /><br />Quando si parla a qualcuno, si pu&ograve; dire il vero, oppure il falso, e tutta la gamma di contenuti che sta in mezzo a questi estremi.<br />Si pu&ograve; dire qualcosa senza crederlo, e risultare poco credibili.<br /><strong>Quando si suona per qualcuno</strong> nel contesto delle cure di fine vita, garantite la perizia musicale e l'integrit&agrave; delle intenzioni, <strong>si va oltre i limiti della parola e si &egrave; sempre veri</strong> - graditi o meno, certo - ma sempre veri, ipocriti mai.<br />Ed i sofferenti, tutti, indistintamente, respirano con sollievo quest'aria lieve, si raggomitolano in questo porto franco che &egrave; la relazione musicale, <strong>espressione dell'inesprimibile</strong> e barriera invisibile ai rumori di fondo di quello scenario, spesso grottesco, in cui la modernit&agrave; ha finito per collocare la cura.&nbsp;<br /><br />Per questo esiste <strong>Infinitamusica</strong> e di questo si occupa prima di tutto:<br />quando non c'&egrave; pi&ugrave; nulla da fare, quando l'ineluttabilit&agrave; di ci&ograve; che deve avvenire gonfia i cuori e serra le gole, <strong>la musica terapeutica d'arpa</strong>, utilizzata con sapienza tecnica ed umana partecipazione, <strong>d&agrave; voce all'ultima relazione possibile</strong>, accompagnando la fine della vita con primordiale naturalezza, <strong>sfumando i confini del limite e facendo eco al suono dell'oltre</strong>.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item></channel></rss>